Come ne “le due torri”

temporaleDopo un letargo di mesi, ho deciso di riassumere in 3 punti lo stato delle cose.

Quindi:

orto: sfrattati dal Caab – e lo dico: per lasciare spazio al business, più che agli ideali e alle passioni – la proposta era di spostarci ancora più fuori, in via Fantoni, in mezzo al nulla. Cosa che non ci ha entusiasmati, ma anzi piuttosto delusi perché detta come va detta, per quel poco di spazio che occupavano gli orti, potevano lasciarci li.

– mondo: il mondo va a rotoli. The Donald e’ il nuovo presidente USA, cioè intendo quel Donald: ma siamo ridotti così ? Proprio così in basso ? Evidentemente si. Purtroppo sì. Il nuovo presidente degli Stati Uniti e’ un ignorante, un affarista, un razzista, un egoista. Una pessima persona. Un megalomane con i tipici tratti di paranoia  dei ditttatori.  Le guerre divampano ovunque, lui fomenta gli odi, favorisce le barriere, vuole la divisione. Una schifezza completa. Un regalo a chi ha capito la piccolezza e i suoi numerosi limiti.

io: ed io mi sento come Frodo nel secondo episodio del Signore degli Anelli, cioè “le due torri”: l’episodio più cupo, più difficile più “no hope”… ci butto dentro preoccupazioni di salute, mobbing (ehhsssi… ne parlerò prima o poi…racconterò delle schifezze che succedono in queste “meravigliose” realtà industriali italiane, questi posti dove gente assolutamente incompetente e spesso con evidenti problemi relazionali ed emotivi si trova a gestire altre persone “sane”, che purtroppo diventano oggetto di sfogo di frustrazioni, paranoie, manie di grandezza e sogni di potere…già ne parlerò con dettagli precisi), impegni scolastici, telefonate inconcludenti ad Enti pubblici, stanchezza…

Insomma e’ la fase “le due torri” …ma chi conosce Tolkien sa che quando tutto sembra essere perduto, quando tutto sembra andare per il peggio…qualcosa inizia a cambiare. E  questo succede anche nella vita reale. Questo succede anche alle persone reali, questo è successo a conoscenti ed amici.

L’ignoranza , la presunzione e la superbia prima o poi si pagano, in modi e in tempi spesso inimmaginabili. Ed il conto – ci insegnano la vita reale e la storia – e’ sempre salato.

Pensieri, pianeti, universi e…limiti

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In questo limbo infinito, nello  stato di prolungato coma di questo blog,  ogni tanto qualche barlume di vita, qualche reazione sinaptica ancora si manifesta.

Questo è uno di quei momenti reattivi.

E’ che a volte mi sembra di doverli scrivere questi miei pensieri reattivi. Perché sono tanti, perché so – lo so bene – che non sono interessanti per le persone, per la maggior parte delle persone. Perché e’ giusto alleggerire comunque la vita e cercare di non annoiare amici e parenti. Quindi questo è lo spazio dove potermi esprimere senza chiedere ad alcuno di ascoltarmi: lo spazio giusto .

Ecco, da dove e quando nasce il tarlo della stupidità, della cattiveria, della “furbizia” , della disonestà ? Nasce quando, ad un certo punto della nostra vita – da bambini – ci accorgiamo che possiamo comportarci male, che possiamo fare i capricci, fare i bulletti, possiamo espandere il proprio ego senza limiti perché i no che riceviamo – se e quando li riceviamo – non sono tutti veri. Alcuni – quelli che i nostri educatori ritengono di dover essere veri  – ci riportano dentro dei piccoli recinti, sono cioè dei cancelli che si chiudono sul serio. Questi momenti sono quelli che, se adeguatamente spiegati, servono a capire che il limite è qualcosa di necessario, possibile, importante per noi stessi e per gli altri.  Molti altri sono delle semplici porte accostate che basta spingere per aprire, che i nostri educatori coscientemente “appoggiano” senza convinzione e senza volontà reale di chiudere per poter dire poi ” ma io glielo avevo detto”. Educatori che mentre dicono “ora lo sgrido” dentro di se’ sono ben contenti di crescere dei piccoli furbi, dei piccoli spacconi, dei piccoli disonesti che “emergeranno” perché e’ un mondo di disgraziati, di volpi, di sciacalli . Si, educatori complici e responsabili di individui che diventeranno adulti pessimi.Gocce di fango in un oceano di fango.

Non stupiamoci dei soggetti pessimi che sempre più numerosi  troviamo in posti di responsabilità : questi sono qui bambini cresciuti senza limiti, senza che qualcuno con costanza e coerenza li abbia riportati nello spazio ben definito della propria personalità: uno spazio in cui giocare, ridere, esprimere sentimenti positivi e negativi, realizzarsi e conoscersi, ma senza credere di essere onnipotenti, perfetti, infiniti. Uno spazio con delle regole  che devono essere rispettate perché tutto funzioni.

La responsabilità di essere educatori – genitori o no – e’ enorme perché potenzialmente può influire sulla condizione di altre persone. Nessuna scusa quindi per chi è genitore o educatore: il rischio di creare dei mostri con un ego smisurato deve essere uno dei pensieri da tener presenti per cancellare ogni senso di colpa. La più grande libertà che si può dare ad una persona e’ la capacità di ragionare sulle cose, di capire le cose nel loro insieme e di non fossilizzarsi sul proprio io. Ciascuno di noi e’ come uno dei miliardi di pianeti nell’universo, non l’universo. Essere umili e’ un segno di grande intelligenza, di superiorità intellettuale ed umana. Essere umili significa sapere di essere parte di un tutto e di non essere questo tutto.

 

 

Tenerne e non tenerne

Presente quando ” non me ne tiene “? Ecco…non me ne tiene al solo pensiero.

…di cosa ? Eh…c’è un elenco di cose, non infinito, ma anche se queste cose si contano sulle dita di una mano, sono macigni enormi. E ritorno al discorso “bozze”, rispetto al quale aggiungo anzi che tra i motivi per cui le bozze rimangono tali  c’e’ anche la famosa frase “e’ così la vita”.

La vita di tutti non è così. Ci sono situazioni di sofferenza, anzi sofferenze, che non si possono risolvere con un “la vita è così”, come ci sono situazioni di esagerato benessere …e per questo tipo di situazioni appunto, non vale “la vita è così”. Ecco: come la mettiamo ? …la risposta potrebbe essere che magari anche quelle persone a cui sembra che tutto fili perfettamente in realtà soffrono ed hanno dei problemi, delle situazioni difficili, dei forti disagi che noi non immaginiamo. Certo. Non sappiamo. Potrebbero averli o non averli.

Pero’ …. diciamo che soffrire in un resort o in una SPA e’ meglio che soffrire in un campo profughi, in un centro di accoglienza, in una casa di periferia grigia e triste, in un cartone sotto ai portici in mezzo alla sporcizia.

E meglio soffrire prendendo 5 mila euro al mese piuttosto che soffrire prendendone 500… o sbaglio ? E quindi “la vita è così”non è un argomento valido.

Cio’ detto, non me ne tiene…ma forse qualcosa di buono verrà fuori anche da questo.

Bozze

Non ho ancora veramente deciso il destino di questo blog, cioe’ se proseguire oppure fermarmi. Propendo per la seconda opzione, anche se questo articolo, questo post, queste riflessioni potrebbero far pensare il contrario. E invece no, sono ancora indecisa.

Queste parole – quelle qui sopra – risalgono a circa 2 mesi fa…per tutto questo periodo sono rimaste in uno stato di bozza..ecco tutta la mia indecisione riguardo al destino di questo “spazio”. Una situazione in fase di prolungato stallo. Una bozza, appunto.

Le fasi di indecisione fondamentalmente sono delle bozze croniche…dei momenti che con varie scuse si protraggono senza arrivare al “punto”. Le bozze sono forme provvisorie di qualcosa che ha bisogno di un’identità, un bollino di “ok” , un nullaosta.

Spesso le vite delle persone attraversano fasi di bozze un po’ troppo lunghe…per paura di scegliere, per mancanza di coraggio,  per mancanza di energia. Per noia. A volte, se si pensa troppo alla condizione umana, se ci si pensa troppo in profondità e troppo spesso, si comprende  l’assurdità  di tutte le preoccupazioni, della frenesia di fare, dire, dall’assurdo bisogno di affermarsi pur sapendo che nessun uomo è eterno, che la nostra esperienza ha un inizio ed una fine. Oppure è forse questa consapevolezza che ci spinge ad riempire la vita di cose da fare per distrarci da questa verità . E forse, se questo è il motivo, va bene riempire le giornate di cose da fare. Purché siano cose leggere. 

…perché le esperienze dolorose, pesanti, le sofferenze portano a pensare troppo. E come si dice “…if I think too much I can’t get over“…si rischia di rimanere in una fase di bozza. E nasce dentro una profonda insoddisfazione, un senso di vuoto, il bisogno di mettere un punto ed andare a capo. E un grande bisogno di leggerezza…e di benessere. Il desiderio di  stendersi in un prato ad occhi chiusi e sentire il profumo della natura…

Sto dicendo molto di me in questo post. Per questo non sarà il solito post condiviso….

 

Tempo per decidere

image.jpegÈ la vigilia della partenza per le vacanze, le tanto attese due settimane di ferie estive.

Abbiamo affidato Lulu’ alla “nonna” di Schio, la piccola Lulu’ 🙂 e l’orto lo abbiamo affidato alle cure di Giorgio che – in cambio dell’impegno particolarmente intenso che richiede in questo periodo – potrà raccogliere e tenere pomodori, peperoni, cetrioli e zucchine e quant’altro maturerà nelle settimane in cui non ci saremo. Grazie Giorgio !

Non ho più scritto nulla dell’orto. Credo che tre anni di descrizioni di pomodori e zucchine siano più che sufficienti e, perché non dirlo, noiosi.

Sto pensando di chiudere il blog. O di cambiare radicalmente argomento.

Ho un blog, un profilo FB su cui rilancio gli articoli che scrivo, ho un profilo Instagram eppure…

…eppure apro le pagine dei quotidiani e leggo:

1) che in Sud Sudan non c’è più speranza,

2) che in Siria i bambini muoiono letteralmente di fame,

3) che in un villaggio sperduto dell’Africa i soldati violentano regolarmente bambine piccole causando loro danni devastanti, fisici e psicologici, ovviamente,

4) che nel gruppo dei miei ex concittadini ci sono decine di post di gente che non ne può più dei “rifugiati” (e costruite un bel muro intorno a Schio, allora, no? Difendetevi dall’invasione di sta gente che non fa niente tutto il giorno, gente che ne approfitta, vero? Si, costruitelo sto muro, isolatevi dalle brutture del mondo allora !! Costruitelo, preservate la “razza e la cultura” sceledense allora !!! Non ne volete sapere vero delle disgrazie degli altri, non vi interessa niente – a voi, e a tutti i milioni di uomini e donne di questo mondo – delle tragedie e dei drammi di gente che è diversa…). E dico questo consapevole della complessità del problema, delle sfaccettature pratiche che ci sono, consapevole che la sofferenza e le difficoltà le hanno anche molti abitanti di Schio…solo che i toni aggressivi, ottusi, di chiusura e mancanza di conoscenza (ovvero …quella brutta parola la’ , quella che se la dici fa andare il sangue alla testa proprio a quelle persone che non conoscono e non vogliono sapere)..queste cose non le sopporto.

….e molti altri punti 5),6),7),8) …..100)….150)…..e ancora altri…

Ecco…forse varrebbe la pena di parlare anche di queste cose, anche  se sono solo un’anonima persona. Varrebbe la pena per me stessa anzitutto. Perché sono un’inguaribile romantica – giusto per citare Vasco. Qualcuno direbbe ingenua – ma non lo sono, non lo sono proprio…Non mi piacciono i toni aggressivi a priori. Non mi piace la violenza: ne porta altrettanta e anche di più. Non sopporto le ingiustizie. Di tutti i tipi. Anche quelle che…quelle che si sanno ma non si possono dire  😕😕😕

Insomma, sono a questo punto. Mi prendo un po’ di tempo per decidere. Per vedere se trovo un vero motivo x cui continuare a scrivere.

Un abbraccio alle persone che mi vogliono bene: ve ne voglio anch’io, tanto.

 

 

 

 

Giovani ortaggi crescono

Dopo una pausa di digestione mentale, di pensieri, propositi ed autocritica, un aggiornamento sullo stato dell’arte dell’orto (e perche’ no…anche un gioco di parole 🙂  ).

Queste sono le prime foto della produzione 2016. Un’anteprima vera e propria, insomma 😉

Anche quest’anno abbiamo ridotto il numero di piante di pomodori, aggiunto melanzane ( nella foto la prima , che e’ ancora piccola, ma che per ora sembra promettere bene ) , un numero maggiore di piante di peperone , fagiolini e fagioli. Ah…e dimenticavo i porri piantati tra una pianta di pomodoro e l’altra, la rigogliosa zucca in un angolo, un melone (un po’ affaticato) , i cetrioli di Max, e le verze.

Ci sono naturalmente anche numerose piante di zucchini che sto gia’ raccogliendo, in realta’, e che sono di una specie ancora diversa rispetto a quelle degli anni precedenti. Non avevo idea che ci fossero tante varianti, e soprattutto, confesso, non avevo capito di aver acquistato questa specie (queste specie…più di una, haime’…perché  mi sembravano poche piante e deboli…per cui ora temo una produzione eccessiva e, ancor peggio, un’invasione di piante di zucchine in uno spazio insufficiente perché possano crescere bene 😦   ).  Presto forniro’ testimonianza fotografica ed inizierò la distribuzione agli amici….e comunque….anche il numero di piante di verza e’ bello alto….ce ne sono ovunque…

Per ora quindi tutto ancora sotto controllo. Certo il caldo caldissimo rende necessarie innaffiature quotidiane per tenere la terra bagnata e morbida ma anche per raccogliere gli ortaggi: insomma siamo nella fase clou…ottimo escamotage per distrarre la mente e impedire di ingigantire le cose meno piacevoli della vita: la natura insegna che tutto fa parte di un ciclo e che tutto e’ destinato a passare, per ripartire in modo comunque diverso o per non riproporsi più. Abbraccio tutte le persone che mi vogliono bene.

 

Racconto di una mamma

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Confidenze di una mamma che potrebbe essere chiunque, tu, la tua amica, io stessa.

“Ho realizzato oggi che mia figlia è da tempo vittima di cattiverie, dispetti, esclusioni, ingiustizie … cioè di quel fenomeno di cui tutti leggiamo e sentiamo. Soft, non eclatante, non “così evidente” …ma quella cosa.

Mia figlia e’ una bambina bella dentro e fuori, come lo sono tutti i figli. Di fronte al rifiuto di partecipare ad una serie di attivita’ dove avrebbe ritrovato gran parte dei suoi compagni di scuola, io l’ho sgridata e le ho detto che se – come mi ha più volte raccontato – le sue amiche la escludono o non la ascoltano quando parla o le dicono di non sedersi con loro – lei deve fare come fanno loro.

La sua risposta  , semplice e disarmante, è stata ” ma io non sono così”. Ecco…questo ” io non sono così” mi ha lasciato senza parole. Non sapevo cosa dire. Ho contattato subito un’esperta, perché ho  sentito una profonda sofferenza provenire da lei e perché ho imparato , da un bel pezzo, che di fronte a certe situazioni non ci si può improvvisare, non si può andare avanti come caterpillar per questioni di principio e non di buon senso. Ho fatto bene…perché parlando, ascoltandomi e ascoltando ho capito molte cose. Di lei e delle persone in generale.

  1. Quel suo dirmi ” non sono così” vuol dire che lei ha scelto di essere diversa da loro. Vuol dire che è consapevole di se stessa. L’aiuto che le possiamo dare e’ dirle che siamo orgogliosi di lei. Che è una bambina coraggiosa. E lo è davvero. E noi, il papà ed io, siamo fieri di lei. Lei e’ giudicata ed esclusa da bambine a cui lei non somiglia ne’ vuole somigliare perche’ ritiene Che si comportando male, con cattiveria (quasi tutte frequentano la parrocchia, catechismo e messe domenicali…la cosa mi fa molto pensare). Questo e’ il punto importante che deve sempre cercare di tenere a mente. Anch’io, per le mie cose.
  2. Questa scelta le costerà altra sofferenza, ma scappare non è la soluzione: scappare significa spostarsi in un altro posto, ma prima o poi finiranno i posti dove scappare. Ecco: noi siamo con lei, lei deve avere la sicurezza che noi siamo con lei, che capiamo la sua sofferenza, che avrà il nostro aiuto, la nostra comprensione, il nostro sostegno. Che faremo la nostra parte. Ma che scappare e’ solo un rimandare qualcosa, un prolungare una situazione. E questo vale anche per i campi estivi. Vale anche per gli adulti.
  3. Le “escluse” sono un gruppetto di bimbe, non solo lei: dove sta scritto che “il gruppo” delle “ok” sono le altre? Ed infatti ho scoperto che alle altre bambine da’ comunque fastidio che le “escluse” stiano bene insieme. Che quando stanno insieme e fanno “gruppo”  dopo un po’ arrivano le altre  che pretendono di partecipare – con le loro solite modalita’- al loro gruppetto.
  4. Gli insegnati: perche’ nessuno degli insegnanti ha notato questi episodi o, comunque, non e’ intervenuto? La scuola e’ un luogo di aggregazione, di inclusione, di educazione. Non solo di intruzione. Ma si sa…l’abito non fa il monaco. Ne’ il maestro. Ogni persona dovrebbe fare il lavoro per cui e’ naturalmente portato, ed il lavoro di insegnante comporta una serie di caratteristiche che in realta’ vanno oltre la preparazione tecnica nella materia. Richiede doti umane, pazienza, empatia. Io non me la sentirei di fare l’educatore, l’insegnante..

Ho parlato ancora con mia figlia. E le ho detto alcune- non tutte – delle cose sopra elencate. Lei e’ scoppiata a piangere e mi ha raccontato alcuni episodi che non aveva avuto il coraggio di dire. Per vergogna, per paura di perdere delle “amiche” e di essere rimproverata da noi genitori. Questo capita anche alle persone adulte, in varie situazioni.

E’ troppo piccola per sapere chi e’ stato, ad esempio, Gheddafi. O  Saddam Hussein. OHitler. O Videla. O tanti altri. Persone che dopo una vita di prepotenze, violenza, arroganza, sopraffazione, al primo cedimento hanno pagato tutto cio’ che hanno fatto. Hanno provato e visto cio’ che con la violenza cercavano di non vedere: la loro solitudine e il disprezzo degli altri. Hanno terminato la loro esperienza in un modo atroce, ma questo e’ il risultato delle loro scelte. 

Questo e’ il destino delle persone che non rispettano gli altri: la solitudine, la mancanza di affetto. La mancanza di legami sinceri e di rispetto.

Cio’ che ricordiamo di tutti “I cattivi” (della storia e dell’anonima vita quotidiana) e’ il male che hanno fatto a gli altri. Le immagini del loro linciaggio, il terrore di occhi che fino a poco prima terrorizzavano ed erano impietosi.

Ma la storia e’ fatta di altre persone, con altri modelli, con occhi siceri ed onesti. Piace a molti dire che con la bonta’, la correttezza e l’onesta’ non si va avanti e non si ottiene rispetto: perche’ essere cosi richiede impegno, pazienza, autocontrollo, apertura mentale, autocritica, costruttivita’, intelligenza. Richiede una forza vera.” 

Questo e’ il racconto di una mamma che potrebbe essere ognuna di noi.

 

 

 

 

 

 

L’orto ringrazia

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L’estate inizia ufficialmente oggi 21 giugno. Giorno del solstizio d’estate, ovvero il giorno più lungo perché il più luminoso rispetto a tutti gli altri. Niente nuvoloni minacciosi e carichi di pioggia, finora, all’orizzonte.

Sembra che siano finiti gli acquazzoni e i temporali tropicali che da un paio di mesi – ed ormai è un fenomeno che si ripete da qualche anno – annaffiano abbondantemente orti, giardini, campi, case, macchine, strade…causando spesso danni anche ingenti. Se proprio non sono del tutto finiti, diciamo che sembra ci sia una tregua, un cessate il fuoco deciso per celebrare l’inizio dell’estate: l’orto ringrazia, soprattutto perché se non ci fossero questi abbondanti e frequenti scrosci non sarebbe così rigoglioso come si vede nella foto. Soprattutto a causa della gestione idrica degli orti , che e’ parecchio critica a causa dei lavori per la realizzazione di Fico.

…però però….e’ propio in questo periodo che c’è bisogno di acqua in abbondanza….quindi…ok il progetto Fico, ma un occhio di riguardo per noi sopravvissuti degli orti….visto che siamo una manciata di brancaleoni….insomma: serve l’acqua …non possiamo stare giorni e giorni senza perché c’è Fico !

…serve l’acqua. Serve l’acqua!  E lo dico io, che vivo dove l’acqua tutto sommato, ancora abbonda… ma a pensarci, nascere in Africa o nascere in Italia….nascere in Bulgaria o in Nuova Zelanda…e’ un caso. Eppure il luogo di nascita determina chissà perché responsabilità che nessuno ha voluto, cercato, causato. Condizioni di vita spesso indipendenti dalle scelte delle persone. Più spesso subite. E chi lo dice che l’acqua che scorre attraverso una nazione può essere usata solo da questa (estremizzo e semplifico….ma c’è un fondo di verità in questa frase provocatoria).

Finisco questo post così…certa che moltissime persone non riusciranno mai a comprendere il perché di tanti problemi, di tanta rabbia, di tanta sofferenza. Fiduciosa nella possibilità di cambiare. E fiduciosa nelle potenzialità del mio orto !

 

 

 

 

Parassiti. Del mondo vegetale ed umano.

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I pidocchi hanno infestato le piante i fagioli. E quest’anno non sto vedendo le coccinelle (notoriamente ghiotte di pidocchi). Vedremo cosa fare nel we…magari torneremo e troveremo una colonia di coccinelle e quindi le lasceremo risolvere il problema senza intervenire. Altrimenti…consorzio (dove voglio comunque andare x acquistare qualche altra pianta di insalata e, se è ancora possibile, di zucchine).

I parassiti. Evidentemente sono organismi necessari…che probabilmente hanno un loro motivo di essere. Eppure, qualunque sia il loro scopo, sono insopportabili, in ogni contesto. I parassiti umani in modo particolare. Soprattutto perché si camuffano, si confondono e si fanno passare per persone per bene. Finti interessati agli altri, finti buoni e bravi. Finito di mangiare ad un tavolo, passano ad un altro. Come gli afidi delle piante. Voraci.

Quale il rimedio per questo male? Persone “coccinelle” – che però scarseggiano, mi sembra- oppure rimedi chimici, spietati…che hanno tuttavia l’inconveniente di creare altri danni. Esattamente come accade quando scoppiano le guerre e si usano le armi.

Eppure ….se li si lascia agire senza intervenire, le piante muoiono. Quindi, tirando le somme dei miei pensieri:

  1. meglio i rimedi naturali (coccinelle e simili)
  2. in caso di mancanza, rimedi alternativi…scegliendo i meno devastanti e comunque …senza esagerare
  3. prevenire è sempre e comunque meglio che curare.

…ecco perché io preferisco passare per “sbadata e con la testa tra le nuovole”: e’ solo un atteggiamento preventivo. Ho sempre tutto ben presente, cose e soprattutto persone  😉

 

Va bene così

imageQuesta è una foto della cima del monte Col di Lana, una vetta delle Dolomiti venete. Me l’ha mandata un amico di famiglia oggi. Mi è presa un po’ di malinconia, di nostalgia per …la serenità dei luoghi di montagna, in generale dei piccoli paesi dove la vita e’ molto semplice,  anche se spesso dovuta alla  lontananza dalle città’ , comunque da alternative.

So bene che non è sufficiente un paesino di montagna per assicurare una vita serena, però quando penso a cosa può dare pace all’anima, un luogo piccolo e immerso nella natura e’ una delle prime immagini che mi vengono in mente, assieme ad un prato disordinatamente fiorito.

Maggio  sta per finire, e la fine di questo mese per me è ormai da 5 anni piena di significati e ricordi molto forti. Vorrei essere su questa cima per lasciare andare i pensieri all’infinito…ogni tanto mi piacerebbe.

Ogni tanto….poi le incombenze della vita che va avanti mi riportano qui, a programmare la giornata di domani, a segnare sul calendario gli impegni della settimana…va bene così.